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Dagli immigrati un tesoro di 123 miliardi di euro l'anno, l'8,8% del Pil 2015

بواسطة : Lavorare بتاريخ : 12:11 م

Il "valore dell'immigrazione" in una ricerca della Fondazione Leone Moressa. “Innegabile l'apporto dei lavoratori stranieri in termini di ricchezza e sviluppo”
Roma – 28 gennaio 2015 - Gli immigrati sono un peso per l'Italia? Macché, sono una ricchezza e chi dice il contrario non sa fare i conti.

A quantificare il “valore dell'immigrazione” è una ricerca realizzata dalla Fondazione Leone Moressa con il sostegno di Open Society Foundations, che sarà presentata il 29 gennaio presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Dice che i 2,4 milioni di occupati stranieri producono l’8,8% della ricchezza nazionale, per una cifra complessiva di oltre 123 miliardi di euro.

I ricercatori hanno messo anche sui piatti della bilancia i costi e i benefici dell'immigrazione. E, stando alle anticipazioni della ricerca, hanno scoperto che per le casse dello Stato le entrate riconducibili alla presenza dei cittadini stranieri superano le uscite di quasi 4 miliardi di euro.

“Il dibattito sull’immigrazione – scrivono i ricercatori - assume spesso toni ideologici, polarizzando la questione su posizioni inconciliabili che portano l’opinione pubblica ad essere o “a favore” o “contro” l’immigrazione. Oggi, invece, da un punto di vista strettamente economico, non si può sottovalutare l’apporto che il fenomeno migratorio genera in termini di ricchezza e sviluppo”.

Con il "permesso unico per lavoro" posso lavorare in tutti i Paesi UE?

بواسطة : Lavorare بتاريخ : 6:06 م
Salve, ho rinnovato da poco il permesso di soggiorno e ho visto che ha la dicitura “perm. unico lavoro”. Mi hanno detto che con quel tipo di soggiorno possono lavorare negli altri Paesi UE, è vero?
08 luglio 2014 – La dicitura “perm. unico lavoro” viene inserita dal 6 aprile 2014 in alcuni permessi di soggiorno, di durata annuale oppure biennale, che consentono l’attività lavorativa (come nel caso del permesso di soggiorno per motivi familiari) ma non è valido per lavorare in altri Paesi UE perché non è un permesso di soggiorno CE per lungo soggiornante (c.d. carta di soggiorno).
Questo permesso di soggiorno, come specificato nella Direttiva 2011/98/UE, consente di entrare, uscire e soggiornare nello Paese che lo ha rilasciato, di circolare liberamente all’interno del territorio nazionale così come recarsi temporaneamente negli altri Stati UE per brevi soggiorni (massimo 90 giorni ogni 6 mesi).
Si tratta di un documento di soggiorno unico per vivere e lavorare nello Stato UE che lo rilascia. Questa dicitura, infatti, viene inserita ai sens iD.Lgs. n. 40/2014, che prevede che lo straniero titolare di questo documento di soggiorno sia informato dei diritti conferitegli dal permesso stesso. Le informazioni, infatti, devono essere fornite al momento della stipula dell’accordo d’integrazione. Inoltre, questa dicitura facilita al datore di lavoro per capire se può o meno procedere all’assunzione dello straniero titolare di un permesso di soggiorno rilasciato per altri motivi e non solo per lavoro.
In alcuni tipi di permesso di soggiorno, con i quali è possibile lavorare, non verrà aggiunta comunque questa dicitura. Nel dettaglio:
  • Nel documento di soggiorno rilasciato ai familiari dei cittadini UE,
  • Nel permesso di soggiorno CE per lungo soggiornante (c.d. carta di soggiorno),
  • Nella carta blu UE (rilasciata ai lavoratori altamente qualificata che entrano in Italia al di fuori del decreto flussi),
  • Nel permesso di soggiorno per lavoro stagionale,
  • Nel permesso di soggiorno per lavoro autonomo,
  • Nel permesso di soggiorno rilasciato ai sensi dell’art. 27, comma 1, lett.a, g, h, i e r (lavoratori distaccati e/o  altamente qualificata che entrano in Italia al di fuori del decreto flussi),
  • Nel permesso di soggiorno per studio o formazione (consente l’attività lavorativa per un massimi di 1044 ore all’anno)
  • Nel documento di soggiorno rilasciato agli stranieri che soggiornano in Italia a titolo di protezione internazionale (motivi umanitari,  status di rifugiato e protezione sussidiaria)

Occhio alla luna, per i musulmani inizia il Ramadan

بواسطة : Lavorare بتاريخ : 9:40 م
Tra sabato e domenica si apre il mese di digiuno (e non solo). Anche in Italia, per 1,7 milioni di persone
Roma - 27 giugno 2014 - Digiuno, preghiera, purificazione. Per i musulmani inizia il Ramadan.
In ballo ci sono due date: sabato 28 o domenica 29 giugno. Per decretare l’inizio del mese più sacro del calendario islamico ci si può infatti affidare a complicati calcoli astronomici, oppure al reale avvistamento del primo spicchio di luna  e autorità diverse del variegato panorama islamico mondiale possono non concordare.
Secondo la tradizione, è durante il Ramadan che l’arcangelo Gabriele dettò al profeta Maometto le sure del Corano. E l’osservanza del digiuno, sawm, praticato in questi giorni è uno dei cinque pilastri dell’Islam, insieme alla professione di fede, all’elemosina, al pellegrinaggio alla Mecca e alla preghiera quotidiana.
Dall’alba al tramonto non è prevista solo astinenza dal cibo e dall’acqua, ma anche da tabacco, rapporti sessuali e in generale da azioni e pensieri “cattivi”. La giornata è scandita da un pasto frugale, suhur, prima dell’aurora, dalla rottura del digiuno, iftar, quando fa buio, e naturalmente dalle preghiere, compresa tarawih, recitata solo in questa occasione.
Ormai da molti anni il Ramadan si celebra anche in Italia, dove secondo le ultime stime i musulmani sarebbero 1,7 milioni, per la stragrande maggioranza immigrati e figli. E nelle città dove sono in tanti, i fedeli si organizzano per celebrare insieme ogni sera la rottura del digiuno.
La Grande Moschea di Roma, ad esempio, sarà aperta come sempre, ma nella Capitale ci saranno anche iniziative organizzate da varie comunità o associazioni. Dhuumcatu, ad esempio, dà appuntamento alla sera del 13 luglio per un iftar aperto a tutti, anche ai non musulmani, dove si celebrerà la fine del digiuno e si potrà anche seguire la finale della coppa del mondo.
Milano quest’anno il ramadan arriva dopo un lungo confronto sulla costruzione di una moschea e proprio in questi giorni dovrebbe arrivare dal Comune una bando per l’assegnazione di aree pubbliche destinate a luoghi di culto. Intanto, il Coordinamento delle Associazioni Islamiche CAIM vorrebbe coinvolgere nelle celebrazioni di questo mese anche i tanti profughi arrivati in città dalla Siria.
Ramadan Mubarak a tutti.
comments : 
Mabrouk Ali : ottima descrizione complimenti
Maati Torino : ramadan karim
Said Halim : dallaba al tramonto..ramadan moubarak

Minori. L'Italia riconoscerà la kafala, l'adozione islamica

بواسطة : Lavorare بتاريخ : 9:31 م

Sì della Camera alla ratifica di una convenzione internazionale, il minore potrà arrivare in Italia e avrà un
permesso per affidamento. La Lega Nord: “È una resa all’Islam, ci mettiamo il burqa”
Roma – 26 giugno 2014- Anche l’Italia sta per riconoscere la Kafala, il principale strumento con cui nei paesi musulmani si tutelano i minori abbandonati o in difficoltà.
Il diritto islamico non ammette adozioni, perché non riconosce legami tra genitori e figli diversi da quelli biologici. Con la kafala stipulata davanti a un giudice o un notaio, però, un minore (makfoul) può essere affidato a una persona (kafil) che si prenderà cura di lui fino alla maggiore età, come farebbe un genitore.
In Italia, dove la legge non la prevede, finora la kafala è stata un problema. Ci sono volute, per esempio, le sentenze dei giudici perché alcuni kafil immigrati potessero portare i minori in Italia con un ricongiungimento familiare. E diversi cittadini italiani di origine straniera, non riuscendo a far riconoscere la kafala, rimangono all’estero per non dividersi dai loro makfoul.
Le cose stanno per cambiare. Ieri dalla Camera è arrivato infatti il primo sì (ora tocca al Senato) alla ratifica della “convenzione sulla responsabilità genitoriale e le misure di protezione dei minori”. La novità principale del disegno di legge è proprio il riconoscimento della kafala nell’ordinamento italiano, che verrà inquadrata come “affidamento o assistenza legale del minore”.
Se il bambino o il ragazzo è in stato di abbadono, la procedura per il riconoscimento passerà attraverso la commissione per le adozioni internazionali, se non è in stato di abbandono se ne occuperà il ministero della giustizia attraverso il tribunale dei minori. In entrambi i casi, le autorità italiane dialogheranno con quelle straniere e valuteranno l’idoneità della famiglia che accoglierà il minore.
Una volta riconosciuta la kafala, il minore potrà entrare in Italia e gli verrà rilasciato un “permesso di soggiorno per assistenza legale” della durata di due anni rinnovabile per periodi di uguale durata se ci sono ancora i requisiti. Quando compirà diciotto anni, potrà convertirlo in un permesso per motivi di studio,di accesso al lavoro o di lavoro come succede oggi per i minori stranieri non accompagnati.
Ieri  alla Camera il disegno di legge è passato grazie ai voti di tutti i partiti, tranne la Lega Nord. Il deputato del Carroccio Luca Rondini ha parlato di “resa nei confronti di una religione che si e' dimostrata incompatibile con i principi su cui si fondano le democrazie occidentali”, mentre il suo collega Luca Buonanno, appena eletto all’Europarlamento, ha promesso che per protesta si presenterà a Strasburgo indossando un burqa.
comments : 
Laura Di Jack : Vergogna. Allora avranno anche diritto al femminicidio? Se continuiamo così davvero la finiremo davvero male. E arrivera anche il momento in cui convertiranno San Pietro in una moschea e il vaticano in una Medina? Questo è il risultato di voti fatti a certi partiti. ..
Manuel Il Cosacco Fantoni : ricordate...questo è solo l' inizio, l prossime adozioni saranno quelle gay...
Andrea Nezahualcoyotl Bianchi : Nell'Islam é lecito sposare bambine di 7/8 anni questa legge permetteranno questa pratica anche in territorio italiano.... siamo al medioevo ormai o anche molto prima...
Francesco Bonfiglio : Oramai l'Italia è un paese islamico e sarà abitata da musulmani...
Simone Trevisanato  : A chi si lamenta chiedo hai mica votato pd?se la risposta è si ,è inutile lamentarsi questo è solo l'inizio vedremo la rovina del nostro paese nel giro di pochi anni,come già successo in tutti gli stati dove il comunismo è arrivato .ma voi continuate pure a votarli e a credergli
Marco Giurgola : " E diversi cittadini italiani di origine straniera, non riuscendo a far riconoscere la kafala, rimangono all’estero per non dividersi dai loro makfoul."..........se sono "cittadini italiani di origine straniera" vuol dire che sono stranieri a cui abbiamo dato la cittadinanza, quindi all'estero significa a casa loro. POVERA ITALIA 
Raouf Mariuma : Roberto zêta il sarei la razzista ma fammi il favore se il sarei razzista km d'ici te non vivrei in un paese musulmano tu sein razzista non d certo io e cn qst kiudo ciao

Consiglio d'Europa: "Tolleranza zero per le vite perse in mare"

بواسطة : Lavorare بتاريخ : 2:19 م
“Servono canali sicuri per l’Europa e più risorse per i salvataggi. Per gli scafisti bisogna creare un nuovo reato internazionale, se la nave è pericolosa commettono un crimine contro l’umanità”
Strasburgo – 26 giugno 2014 – Con l’adozione di una risoluzione sul tema “La barca lasciata a morire: azioni e reazioni”, martedì scorso l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, riunita in sessione plenaria a Strasburgo, ha riconosciuto l’importante lavoro degli Stati membri, in particolare dell’Italia, volto a salvare un numero maggiore di vite in mare. Tuttavia, l’Assemblea ha affermato cherimangono ancora delle preoccupazioni, “tra cui l’incapacità di comunicare, individuare e ammettere la responsabilità e imparare la lezione”.

Il testo adottato, basato su un rapporto di Tineke Strik (Paesi Bassi, SOC) chiede “tolleranza zero per le vite perse in mare”, consigliando standard chiari, vincolanti e comuni per le operazioni di ricerca e salvataggio (SAR) e per lo sbarco, un ulteriore impegno nell’assistere gli Stati costieri ad accrescere le risorse per le operazioni SAR e porre fine a tutti i disincentivi per le navi private a condurre i salvataggi. L’Assemblea ha inoltre chiesto la creazione di canali legali sicuri per l’Europa attraverso l’armonizzazione delle procedure di asilo comuni e la solidarietà.

Un secondo rapporto di Christopher Chope (Regno Unito, EDG) sul tema “l’arrivo di massa di flussi migratori misti sulle coste italiane”, discusso congiuntamente con il rapporto di Strik, ha elogiato “il miglioramento del lavoro condotto dalle autorità italiane nel rispondere alle emergenze”, in particolar modo tramite l’operazione Mare Nostrum. Tuttavia, ha sottolineato il fatto che vi sono ulteriori sfide strutturali nelle politiche migratorie italiane ed europee che necessitano un’azione immediata per adeguare il sistema a tale scopo.
Il testo adottato chiede alle autorità italiane di attuare una serie di misure per affrontare gli arrivi migratori misti e rispondere alle esigenze di accoglienza, umanitarie e di protezione nel lungo periodo.

Il testo sottolinea in particolare la necessità che le autorità italiane garantiscano un sistema affidabile, equo e trasparente per identificare i migranti subito dopo il loro arrivo, e intensifichino i loro sforzi per identificare, arrestare e processare i trafficanti. Inoltre chiede alle autorità europee di ridefinire le loro politiche e le normative in materia di immigrazione e di sostenerle con mezzi finanziari e operativi adeguati.

I parlamentari hanno accolto con favore l’annunciata priorità data dalle autorità italiane allo sviluppo di una risposta europea comune agli arrivi di flussi migratori misti sulle coste meridionali europee nel corso della prossima Presidenza del Consiglio dell'Unione europea.

L'Assemblea ha inoltre raccomandato che il Comitato dei Ministri prenda in considerazione l’inserimento di un nuovo reato internazionale, possibilmente definendolo come un crimine contro l'umanità, quando una persona riceve un beneficio finanziario per il trasporto di persone su una nave che è pericolosa per quello scopo e quindi questo può causare morte o lesioni in mare. Si deve anche considerare la necessità di una estesa revisione del regolamento di Dublino e della sua attuazione.

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